sabato 27 dicembre 2014

Ancora col Barchet a Segusino, quando gattarono un partigiano ferito sul Piave.




Il Piave tra Segusino e Vas. Il Barchet, luogo di violenza durante la seconda guerra mondiale
tra bande partigiane e fascisti.




Ancora col Barchet a Segusino,
Adesso ho rubato la foto giusta...
Al salt del Diaol a Segusino...
Avevo trascorso quasi un pomeriggio con quel signore di Segusino.
Poi parlando del “Barchet” e della ultima guerra, mi raccontava che in quel posto i tedeschi uccisero gente di Segusino. Poi aggiunse:
Ti ricordi di Settimo Pillon? Faceva parte degli “arditi” degli alpini. Gente che nella lotta della guerra uccideva tutti senza pietà. Lui era diventato un partigiano, e alla fine della guerra era stato catturato dai fascisti a Segusino e picchiato a morte e gettato giù dal “salt del Diaol” al Barchet di Segusino.
Prima di buttarlo giù nell'acqua, gli ruppero le gambe.
Riuscì nuotare malgrado le gambe rotte e a salvarsi. Era un uomo dal fisico forte ed era anche amico di tuo padre Paolo Berra...

Queste parole, questa rivelazione mi colpì. Sono cose che la gente preferisce dimenticare perché portano con sé rancori, vendette e amarezza. Era il tempo della guerra e non valeva la legge o l'ordine. Vinceva la forza da entrambe le parti.
Nessuno, o tutti avevano ragione...
Ma tanto tempo è passato, e così riporto le parole di quel signore, come a prendere coscienza di un periodo amaro, e riconoscere al fortuna che abbiamo oggi...
Spero di non aver risvegliato in nessuno cattivi ricordi... è solo una storia che mi hanno raccontato. Chissà se è vera?
E chissà quante ce ne sono...
Gian Berra


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La storia della biscia bianca, a Canton di Segusino. Gian Berra


La vecchia filanda a Canton di Segusino,


La storia della biscia bianca, a Canton di Segusino. Gian Berra

Avevo quasi quattro anni, era il 1950 e si viveva a Canton di Segusino.
Era un pomeriggio d'autunno, di cielo nuvoloso, e io ero riuscito a scappare al controllo della signora Erminia, lei badava a me quando mia madre lavorava in filanda.
Ero andato nel portico dietro casa mia ad esplorare curioso. Ricordo che ero vestito con un maglioncino chiaro e dei pantaloncini scuri, forse di velluto marrone. Ai miei occhi tutto appariva grande e nessuno disturbava le mi fantasie. Silenzio nella piazza. Qua non passavano macchine.
Mi misi a trafficare con delle fascine di rami, le tiravo di qua e di la a cercare qualcosa...
Poi dalle fascine uscì svelta una grossa biscia bianca, scattò di lato e fuggì chissà dove.
Io, impaurito mi misi a urlare e mi misi a piangere disperato.
Subito venne la Erminia che con la faccia tesa mi prese in braccio. Non capiva cosa era successo, ma con lei c'era anche un'altra signora più giovane che a sua volta mi prese in braccio e mi asciugava le lacrime. Lei disse: - Lo porto su dalla mia bambina...
Così mi portò a casa sua e fece le scale. Entrò in una cameretta e sollevò le coperte di un lettino e mi posò là dandomi una carezza. Io mi guardai attorno, accanto a me c'era una bambina piccola che dormiva. Aveva i capelli a caschetto e le guance rosse. La guardai con sorpresa, ma subito mi addormentai.
Poi, non so quando mi svegliai in braccio a mia madre che mi guardava impaurita, e mi dava baci.
Tutti parlavano della “Anda”, una creatura terribile, una biscia che mi aveva spaventato.
Poi quando il ricordo tornò parecchie volte, mi domandavo: Chi era quella signora? Chi quella bambina?
Ma l'estate dopo capitò quella gran confusione che intuisco appena, mi ammalai e lasciai Segusino. Ma sento così chiara la sensazione di meraviglia di bambino che vedeva quel mondo che mi stava attorno come se fosse un paradiso tutto da scoprire. Ogni cosa era meravigliosa, ogni cosa era una immagine da indagare, il mondo era così bello...
Nella foto, il portico era in quella parete un po' crollata con un buco.
Silveria Stramare mi ha detto che le bambine erano due sorelline, Annaa Maria e Pierina...




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Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...




Il Piave tra Segusino e Vas. Il barchet, luogo di timore.



Il Barchet a Segusino. Luogo di misteri...

La vecchia foto è una cartolina, forse non è il luogo esatto del Barchet, ma quella è la strada che porta da Vas a Segusino. Forse non esistono foto d'epoca perché il luogo non aveva una gran importanza da essere fotografato, eppure durante la costruzione della ferrovia qualcuno ha fotografato la montagna di fronte nella fine del 1800?
Non si sa.
Il luogo è stato chiamato il salto del Diavolo ( al salt del Diol), a anche quando ero bambino negli anni '50 di parlava di un “Girlo assassino” che non perdonava chi andava in acqua.
Poi sotto il burrone ( per in bambino era altissimo) c'era tanta acqua verde e blu che faceva venire le vertigini.

Spiritus loci, Genius loci, ovvero spirito del luogo. Il Genius loci è un'entità naturale e soprannaturale legata a un luogo.
Anche dopo l'avvento del cristianesimo, malgrado fosse osteggiato dalla dottrina, queste entità continuarono e continuano ancora oggi ad esistere nella religiosità spontanea della gente ( come i Jiin nella religione islamica).
Così la gente, intuendo tale presenza paurosa diede nome al posto “Il salto del Diavolo”.
Segusino è un comune con tanti “luoghi misteriosi” che richiamano emozioni nascoste nella sua natura e scritte nel DNA dei suoi abitanti.


In cui figura un sorprendente:

Genius municipi Segusini (CIL, V, 7234; 7235)..... ?!

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Il leone di san Marco, Venezia, il simbolo della violenza in nome di Dio.



Il leone di san Marco, Venezia, il simbolo della violenza in nome di Dio.

La violenza del pensiero assoluto contro i diritti dell'umanità.
Oggi la violenza di chi non fa peccato a massacrare in nome della !fede"




Il simbolo del leone di san marco, imposto dai templari della prima
crociata dei cristiani contro gli "infedeli".
Uccidevano con l'assoluzione di ogni peccato per le stragi
compiute in nome di Dio.


Mille anni fa, partivano da Venezia gli arditi della prima crociata, andavano in oriente a uccidere, stuprare, rubare e sterminare gli infedeli non cristiani. Si inventarono per primi la bandiera con il Leone feroce che teneva stretti una spada e un libro sacro. Il Papa di allora assicurò tali eroi della fede che non avrebbero commesso colpa alcuna, in quanto avrebbero compiuto assassinio e violenza in nome di Dio.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/manuale-isis-donna-schiava-1075469.html

Manuale Isis: "La donna è schiava"
Il manuale su come trattare le donne infedeli contiene indicazioni raccapriccianti sul modo di trattare le prigioniere trasformate in schiave


Gian Micalessin - Dom, 14/12/2014 - 09:29
commenta
«È permesso avere un rapporto con una schiava anche se non ha raggiunto la pubertà a patto che sia adatta al rapporto. Se non è adatta si potrà trarne piacere, ma senza penetrazione».


Se pensate di non aver capito rileggete pure. É proprio così. L'aberrante prescrizione è uno dei tanti «consigli per l'uso» contenuti in «Domande e risposte sulla presa di prigioniere e schiave» (« Su'al wa-Jawab fi al-Sabi wa-Riqab »), un raccapricciante manualetto prodotto dal «Dipartimento Ricerca e Fatwa dello Stato Islamico (Isis)». Realizzato per rispondere alle perplessità di molti musulmani dopo la riduzione in schiavitù di migliaia di donne yazidi il manualetto sgombra il terreno da ogni dubbio spiegando che si tratta di un atto perfettamente in linea con i dettami del Profeta. «Le donne infedeli catturare e trasformate in beni dell'Islam - spiega il testo - ci sono concesse dopo che l'imam le ha distribuite tra di noi».

Detto questo il manualetto diventa una sorta di «tutto quel che avreste voluto sapere, ma non avete mai osato chiedere sul sesso con le schiave». Anche perché la sola autentica maniacale fissazione degli epigoni del Califfato sembra la legittimazione delle proprie perversioni. Perversioni scrupolosamente certificate grazie alle citazione di versetti del Profeta che le trasformano in perversioni doc, in linea con le raccomandazioni del Corano. Il dubbio principale, ovvero se sia lecito o meno far sesso con una schiava, viene spazzato via grazie al versetto 23:5-6 del Corano. Un versetto che definisce assolutamente lecito e onorevole far sesso non solo con le mogli, ma anche con le donne catturate. Da lì in poi il manualetto diventa un autentico viaggio nelle «Mille e una notte» dell'orrore. Un orrore tanto meticolosamente codificato quanto disgustosamente ripugnante perché rivolto a giustificare le aberrazioni dei musulmani del Califfato. Chi ad esempio si domanda se sia possibile far sesso con una schiava immediatamente dopo averla catturata o comprata può metter da parte dubbi e incertezze. «Se è una vergine il padrone può avere un rapporto con lei subito dopo averne preso possesso. Se non lo è il suo utero dovrà prima venir purificato».

Chi invece pensa di risparmiare comprandosi una schiava in comproprietà rischia di restare deluso perché «non potrà avere rapporti sessuali con lei fino a quando l'altro o gli altri gli venderanno la loro parte». Anche l'acquisto di due schiave sorelle rischia di generare qualche scontento visto che «non potranno essere assieme durante il rapporto e chiunque abbia rapporti con una non potrà avere rapporti con l'altra». Le punizioni anche violente non rappresentano invece un problema. «Picchiare una schiava per ragioni disciplinari è assolutamente permesso» recita il manualetto citando come uniche eccezioni la frattura delle ossa, i colpi al viso o le bastonate inflitte dal padrone come forma di gratificazione personale o di tortura. Insomma la donna schiava è una sorta di animale a cui può venir fatto quasi tutto se si comporta bene, e a cui può esser inflitta una punizione durissima ed esemplare, morte e torture comprese, nel caso tenti di tentata fuga. «La fuga di una schiava o di uno schiavo è tra il più grave dei peccati... e deve venir represso in modo tale da fungere da deterrente per gli altri». Al pari di un animale o di una proprietà materiale una donna schiava è anche scambiabile, vendibile o trasferibile. Dal punto di vista dei servizi sessuali, evidentemente i più ricercati, una schiava ereditata comporta però qualche spiacevole limitazione. «Le donne schiave - spiegano gli imperturbabili esperti dell'Isis - vanno distribuite alla stregua di una proprietà personale. Ma possono fornire solo servizi, e non rapporti sessuali, se il padre o uno dei figli ha già usufruito di loro. O se vengono ereditate in comproprietà».

Guarda anche:



domenica 31 agosto 2014

Feltre nasconde l'anima veneta originale.



Onore a Feltre che nasconde l'anima veneta originale.

Passeggiando per Feltre scoprendo i tesori di una cultura che conserva silenziosa i suoi valori.


Una finestra lascia il messaggio per una porta verso la cultura autentica
del popolo veneto a Feltre


Feltre, L'autorità è umanità e misura.
Così mi saluta il finestrone del palazzo appena davanti alla fermata dell'autobus e mi fa compagnia mentre lo aspetto. 
Discreto, quasi severo parla di secoli di saggezza, ma anche di fermezza. I montanari sono gente pratica che conoscono la vita. Niente archi gotici orientaleggianti, niente maschere, nemmeno copie di capitelli classici. Niente ori o dipinti boriosi. La realtà si può misurare con la saggezza e l'accettazione. Ma sempre con fermezza e serietà. Il messaggio mi dona conforto. Non c'è bisogno di urlare certezze o pavoneggiarsi comprando decorazioni. Questa è l'anima veneta. Ma chi la vede mai? Chi mai ci ha ingannato con false bandiere o simboli per farci perdere la nostra forza?
Gian Berra 2014


Feltre, un attimo di attenzione a una fontanella
che ci dona lo spirito della cultura veneta originaria.


Feltre, acqua con amore.
Proprio dentro una strettoia, appena ad un palmo dalle automobili che ad ogni attimo la sfiorano. Ogni attimo è un pericolo per una ferita. La fontanella trema e sconsolata aspetta uno sguardo, ma invano. Ma io la vedo e lei mi strega. Resto nello spazio pericoloso come innamorato, e la gente mi guarda curiosa. Guardano me che guardo la fontana, e non capiscono.
Io sono rapito e felice, come se avessi avuto un messaggio dal paradiso. Che dono!
Quattrocento anni ha aspettato lei, la divina, per ricevere la mia attenzione.
Ora che ho adorato questa Dea veneta originale, posso tirare un sospiro di sollievo perché niente ancora è perduto. Se altri la vedranno ( ma sapranno “vedere”?) capiranno che non servono atri vecchi simboli marci e sepolti per riconoscerci. Basta così poco...
Gian Berra 2014


Feltre, pochi scalini per la porta del paradiso.



Feltre, Oltre la porta il paradiso.
Salgo gli scalini e vado sopra, non so dove.
Ecco scorci modesti, senza pretese. Non ingannano, ne pretendono attenzione. E' per questo che mi toccano dentro come piccole lame. E' la vita di sempre a Feltre, anche dopo centinaia di anni di umanità che vi ha vissuto. 
Appena più sopra, al tempo in cui venne la furia di Napoleone, gli spiriti ribelli di Feltre uscirono da questi angoli per distruggere le lapidi della Signora Serenissima e lavare i muri da quell'affronto.
Un attimo di emozione che ha rivelato l'orgoglio nascosto dentro le anime di questo popolo che ha subito per troppo tempo.
Ma non c'è fretta. A Feltre si ragiona per secoli.

Gian Berra 2014

Feltre è silenziosa, discreta. Feltre aspetta senza fretta che ritorni il tempo dei scoprire e adorare la vera cultura del popolo veneto.

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mercoledì 19 marzo 2014

Nonna Maria Stramare in Berra da Segusino. I ricordi di una vera anima veneta. Gian Berra 2014



Nonna Maria Stramare in Berra da Segusino. I ricordi di una vera anima veneta. Gian Berra 2014



Il libro di Gian Berra per ricordare le donne eroine silenziose
del popolo veneto.



Nessun libro accademico o di storia parla del vero volto del popolo veneto. Nessuno di loro, dei nostri vecchi che hanno dedicato in silenzio e senza ricompensa la loro intera vita a regalarci un futuro più umano. Purtroppo anche oggi gli avvoltoi che sempre hanno straziato le anime venete sono all'azione. Per questa ragione è utile ricordare chi ha dato tutto per noi.
Nonna Maria Stramare in Berra di Segusino.
Ecco, finalmente anche questo lavoro è finito e lo metto per prima cosa su questo gruppo. Gli altri aspetteranno. Forse c'è qualche errore e andrà rivisto specialmente se qualcuno mi darà altre notizie
da inserire. Scavare tra i ricordi è faticoso e …
Gian Berra





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Il carnevale di Arlecchino in piazza San Marco a Venezia con Napoleone, il Doge e il patriarca della Serenissima...

Il carnevale di Arlecchino in piazza San Marco a Venezia con Napoleone, il Doge e il patriarca della Serenissima...
Arlecchino, servo veneto, rispettoso delle autorità che hanno distrutto l'identità del popolo veneto, chiede aiuto al gran Napoleone per riunire in piazza San Marco finalmente per chiarire un momento solenne e liberatorio: La fine definitiva del mito della grande Venezia serenissima.
Mito sepolto per sempre malgrado gli avvoltoi che ancora tentano di ingannare il popolo veneto.

Arlecchino presenta Napoleone al Doge e al patriarca di Venezia
olio su tela di Gian Berra, 60x80, 2014

 Arlecchino presenta Il carnevale con Napoleone, il Doge e il patriarca di di Venezia ( prima parte)

Eco, mi son qua. Me toca incontentar qurl mato de Gian Berra che nol me lassa pi star. Me scuso co tuti ma quande che quel mona al taca a rompar, me toca movarme e darme da far.
Sto qua xe solamente un toco del quadro che Gian Berra al gha dedicà al incontro che a mi, Arlechin, ma ga tocà organisar. Che casin ciamar tuti e far sta cagada.
Me gha tocà convinzer Napoleon, al Doge ( puro can) e anca al Patriarca paron dele aneme venete, a vestirze tuti in maschera e farli incontrar su la piazza de San marco assieme a un poche de comparse. Quele le xe vegnide tute de corsa pur de farse vedar co sti personaggi che par tante mone.
Napoleon al xe ceo, ma al se ga messo un costume co picà davanti na borsetta paraballe che xe un sogno. Mi son la che lo presento a quei altri do che vedarè sul prossimo post.
Vardè che ghe xe anche al porseo, no solamente al gato. Tuti vestidi da mone, imbarassadi a morte  de far sta parte. Gian Berra par fortuna adesso al xe contento e chissà che la me lassa star almamco par un pocheto... speremo.
Arlechin, servo vostro.

Particolare: Napoleone accanto al Doge e al patriarca di Venezia...

Venezia la bella è ormai un cadavere da mostrare come reliquia alla follia.

Arlecchino presenta il Doge di Venezia e il Patriarca illustrissimi a ossequiare il Gran Napoleon ( seconda parte ).
No ste a farme denuncie su la Gran Nazion Veneta defunta. Mi parlo col cul. Sta zente nobile la spuzza  de merda secca, ma no se sente parché  lori i se profuma. Quande che gho ciamà al Patriarca ( queo col capel ciaro da vescovo) lu nol gha fato 'na piega. Al me ga dito su una recia che a lu no ghe interessa chi comanda: Che i sia i venessiani, i francesi, i autriaci o i taliani de Roma... tuto va ben parché lu al patriarca al sarà sempre là al so posto a ciuciar le aneme del popolo veneto.
Invenze al Doge al se gha messo a ridar, finalmente al pol scampar via  dall'appartemento al Palazo Ducal 'ndove ghe tochea star come in prison. Anca là ghe iera si un cesso, ma 'gnente bagno.
Gavio visto al poerzeo che contento che al xe da catar finalmente zente che fa festa co sentimento?
Napoleon nol vede la ora de scampar via, de tornar a casa soa. Lu al gavea ricevuo dal direttorio de Parigi de portar a casa pi tesori che al podea e restar vivo. Al ghe la ha fata a far anche ben de pì.
Stasera, dopo aver magnà tuti al porzeo, 'ndaremo tuti in let co la anema pi libera e legera.
Servo vostro Arlechin.
Gian Berra 2014
Napoleone e Arlecchino ( particolare)

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lunedì 3 febbraio 2014

Luigi De Paoli, Psicoanalisi del Cristianesimo. La menzogna psicologica cristiana deviata distrugge la cultura del Veneto,


Spada e vangelo per distruggere psicologicamente la cultura del polo veneto





La menzogna psicologica cristiana deviata distrugge la cultura del Veneto,

Il popolo veneto tradito nell'anima e nel corpo per mille anni dai mercanti di Venezia e dal loro clero, vescovi, patriarchi. Una religione deviata a uso dei padroni delle anime. 
Una cultura veneta vecchia di 3000 anni sepolta con un inganno maligno.
Un cristianesimo deviato sin dalle sue origini ad uso del potere dei padroni delle coscienze.
Come è stato deviato e manomesso e guidato “un sogno” che veniva dai deserti del medio oriente?
Come una tale falsificazione e costruzione assurda continua a distruggere la vita delle anime venete?


Potere e condizionamento deviato per distruggere l'identità del popolo veneto.


Luigi De Paoli
Psicoanalisi  del  Cristianesimo
indice:
I Capitolo    Aspetti psicodinamici di Gesù              
II Capitolo   Il revisionismo dei discepoli   
III Capitolo Costantino e il disordine narcisistico     
IV Capitolo Agostino e la colpa persecutoria              
V Capitolo  Cristianesimo e disordine narcisistico      
VI Capitolo L’Eucaristia, da convivio a sacrificio        

Un libro che puoi scaricare liberamente dal sito dell'autore per scoprire l'inganno assoluto impostro alla gente del Veneto.

Dalla introduzione dell'autore Luigi De Paoli:

“Lo scopo della ricerca è quello di individuare l’evoluzione delle dinamiche inconscie che caratterizzano l’organizzazione storica del Cristianesimo. 
Confesso di essermi deciso a fare questo passo dopo aver constatato che il Cristianesimo è stato anatomizzato e scrutato con la lente d’ingrandimento della politica, della filosofia, del commercio, del diritto e dell’arte. In questa vasta enciclopedia del Cristianesimo eccellono volumi secondo il pensiero secondario-asimmetrico-distinguente-cosciente, ma mancano quasi del tutto i percorsi del pensiero primario-simmetrico-indifferenziante-inconscio, ad eccezione di alcuni studi di psicanalisi relativi a Gesù e ad alcuni aspetti della vita delle Chiese.
Di fronte alla carenza di ricerche di psicanalisi applicata al tema in oggetto, mente e passione mi hanno progressivamente animato a intraprendere un viaggio nelle “viscere” di un organismo così complesso ed eterogeneo qual’è il Cristianesimo. La decisione è stata facilitata dal fatto di aver utilizzato la strumentazione psicanalitica per lo studio di organizzazioni pubbliche e private, con il fine di esplorarne “l’inconscio istituzionale”.

Consapevole dei limiti delle mie risorse culturali, ho pensato che fosse saggio impegnarmi a  rintracciare il “filo rosso” che lega i basilari processi inconsci di un organismo che coinvolge centinaia di generazioni cristiani lungo un arco temporale di due millenni.
Il lettore consideri il testo come una “ipotesi interpretativa” che necessita discussioni e  ricerche più penetranti. Forse la prospettiva potrà sembrare alquanto esotica (exo-tikós), cioé proveniente da paesi lontani del mondo “inconscio”, poco frequentato sia dai “cristiani” come dai “non cristiani”. La  mia speranza è che apporti comunque “benefici terapeutici” ad entrambi i gruppi... “





Inquisizione a Venezia



domenica 2 febbraio 2014

Sputate il catarro dell'anima veneti ignoranti! Dialetto veneto di Segusino!




Gian Berra
Sciupar fora i smardei de na olta!
Aneme venete puarete, gavio finì de vardar indrio? Veneti 'gnoranti, gavio ncora la anema ligada ai vostri veci paroni? Zente mata, scoresè fora la impotenza de essar stati servi dei siori, dei preti, dei funzionari porchi de la gran meretrice de Venessia, de Roma, dei Savoia, del Vatican, de la inquisizion vacca.
Vardé la vostra tera, le montagne , le crode, la acqua, al ciel, le bele tose, i bei tosati, le case vecie dei contadin che i se ga consumà a laorar par 'gnent. Scoltè la rabia, ma no verdè mai pì a vardar i veci paroni che 'ncora i tenta de magnarghe tuti.
Sciupè tuti i smardel che gavè in panza su sta razza de demoni falsi.
No gavì bisogno de lori, xe roba sporca e morta.
Lezi al libro del mato Gian Berra. Dopo frachelo anca entro al computer o in tele scoasse, ma scoreza la impotenza, putana vacca!
Gian Berra 2014, sempre inrabià coi mone che varda indrio!

 http://books.google.it/books?id=ViOUAgAAQBAJ&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false


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venerdì 31 gennaio 2014

Filosofia della gente ignorante veneta di Segusino e Trevignano, di Gian Berra 2014



Trevignano- TV, vecchia casa dimenticata a causa della ignoranza del popolo veneto.


Filosofia del popolo veneto?
In dialetto veneto di Segusino e Trevignano..

Filosofia dela la zente 'gnorante...

Nissuni la vede, 'gnanca i la gaga. Ela la xe là, nuda, vecia, sporca e bandonada. Par squasi che la sia par caier do. Ma nissuni ghe fa caso; par la zente del veneto i xe solamente muri marzi.
Qualchedun al gha fato un pensier: Che sia da comprarla a pochi schei? Dopo trarla do e farghe na bela villetta? Magari se no i ne assa, darghe fogo. La xe na scoassa che no ghe serve a nissuni.

Ma i mur veci e consumadi dai ani, 'ncora i se ricorda de quande noialtri, tuti, se secava de viver co poc, ma co tanta dignità. Nissuni saveva 'ndove che stava Venessia o Roma. Noiatri de na olta se xera 'gnoranti, ma boni par natura. Noiatri se conosseva solamente al prete e al gendarme che vegniva da fora e al ne vardava come se varda un servo.

'Na vecia siora che la strassina le savate, 'ncora la cura la pergola e i fioret del gran capitel. Quande che vien la primavera, sciopa fora i fior, e na poca de ombria la salva i sas del mur. Ma pì nissuni se senta qua.

Dopo la zente 'gnorante de sto popolo veneto, la ghe core drio ai sogni vodi che i ghe mete in testa i furbi.
Lori i ghe dise: Al to futuro xe vardar indrio! Là ghe xe la to salvezza! Varda che bel splendor, che libertà do in fondo ala laguna, varda che gloria! Varda quante bele robe ne gha regalà a tuti noialtri la gran Serenissima. Varda che futuro che la ne gha promesso, che cultura che gavemo!
No star a vardar sti mur che parla de miseria, varda pì lontan! Oltra mira i mur dele case dei siori, dei vescovi, dei mercanti che ti tu ga servio per la to gloria l'onor de essar servo de tanta nobiltà.
E mi che gho catà sto tesoro fato de sassi marzi, proprio qua a Trevignan, me i guste e sogno co lori la fortuna che gho de vardarli e volerghe ben.
Ma so ben che no sarà 'ncora per un doman. Tuti i speta da scondion che se i rovina do.

Gian Berra 2014


Esempio di abbandono in attesa della rovina: ecco la cultura veneta, esempio di ignoranza e mancanza di rispetto
per le nostre radici di popolo fiero.

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martedì 28 gennaio 2014

Un romanzo di Robert Heinlein del 1930, scoperto e pubblicato oggi. "A noi vivi", la denuncia del potere dei soldi che si mangiano il mondo.




Robert Heinlein già nel 1930 cercava di svelare gli obiettivi del capitale finanziario.



Robert Heinlein e il suo romanzo ritrovato: "A noi vivi", un futuro libero dallo strapotere dallo strapotere del capitale finanziario...

Siamo nella crisi economica mondiale degli anni '30. Il mondo è come oggi, dilaniato da una crisi che fa fallire l'economia di chi lavora, in favore della speculazione fine a sé stessa. Il giovane inquieto Heinlein ci prova con la politica, ma non gli va bene. Non demorde e scrive il suo primo libro in chiave di fantascienza: “A noi vivi”, Ma nessun editore ha il coraggio di pubblicarlo. Riceve minacce, e lui, sconfitto un'altra volta, decide di diventare comunque scrittore di fantascienza. Getta via il manoscritto, ma si scorda di averne regalato una copia ad un amico, che a sua volta lo dimentica dentro uno scatolone in garage. Gli eredi di tale persona lo scoprono, e finalmente nel 2006 il libro viene pubblicato. Cosa mai aveva di così terribile il romanzo?
Heinlein, studioso di politica economica, denuncia lo strapotere delle banche che hanno privatizzato anche la moneta. Nel libro spende tante pagine raccontando le malefatte ( di allora e di oggi) e le strategie di potere assoluto del capitale fine a sé stesso. Ma, racconta lui... finalmente nel 2086, dopo lotte e guerre contro le banche, finalmente la guerra è stata vinta: Adesso la gestione delle stesse non sarà più privata, ma controllata dalla “collettività”. Non basta, perché ad ognuno sarà garantita con un assegno minimo la sopravvivenza, e la privacy sarà sacra...
Il libro è difficile da leggere perché Heinlein ci mette dentro tutto. Ma è un tesoro che parla anche di noi e dei nostri crucci quotidiani, delle nostre angosce.
Heinlein diventerà un gigante della fantascienza. Pubblicato prima da Urania e poi ripubblicato negli Oscar. La storia si ripete come un ciclo che aspetta una qualche soluzione, sperando che le coscienze si risveglino.

Nel frattempo, io dormiente nella campagna veneta, guardo con rabbia a quei capitalisti della splendida Serenissima Venezia del 1600 e del 1700, già asportava i suoi capitali (veneti?) in Olanda e a Londra per investirli nelle Compagnie delle indie, per sfruttare i nuovi continenti a loro vantaggio. Loro avevano già scartato come cadavere la bellissima dormiente in laguna come una Las Vegas ad uso dei ricconi d'Europa.
E c'è ancora gente che corre dietro a tale cacca.

Gian Berra 2013.


Mentre noi giochiamo, chi gioca di noi?






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